teatro comunale san teodoro

COSÌ LONTANO COSÌ TICINO

Stagione 2017-18

sabato 28 aprile

ore 21

testo e regia Davide Marranchelli
con Davide Marranchelli, Stefano Panzeri

Così lontano cosi ticino | Teatro comunale San Teodoro

Trentamila erano, a metà degli anni Settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera, sepolti vivi, per anni, nei loro bugigattoli alle periferie delle città industriali. Coi genitori che, terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Il fenomeno dei Versteckte Kinder, bambini nascosti, è proseguito con numeri diversi fino agli anni ’90: bambini costretti a seguire in Svizzera i genitori lavoratori stagionali, ma, per legge clandestini, impossibilitati al ricongiungimento famigliare. Due di loro sono i protagonisti di questa commedia grigio/nera, cresciuti in una situazione di disagio, senza poter vedere la luce del sole, studiare, giocare al parco come i loro coetanei, ancora da adulti incapaci di conoscere i propri sentimenti e quelli altrui, tormentati da profonde paure, da un folle desiderio di rivalsa verso una Svizzera che non li voleva e che non li vuole ancora oggi. Il 25 settembre 2016, il Canton Ticino ha approvato, tramite referendum, l’articolo costituzionale “Prima i nostri”, che invita a privilegiare, nelle assunzioni, la manodopera indigena.
Cosa fare per vendicarsi, per dare un segnale forte, segnare una volta per tutte l’animo e l’opinione pubblica Svizzera?

Rapire Mina, ecco la soluzione.
Mina, la tigre di Cremona.
Nata a Busto Arsizio.
Residente a Lugano.
Riportarla a casa, come la Monna Lisa.

 

Così lontano, così Ticino è il racconto di una follia che diventa realtà, un gioco teatrale che sviscera, esasperandolo, il rapporto controverso che hanno con la Svizzera i 60000 italiani che ogni giorno varcano il confine come frontalieri dalle ricche province del nord Italia, a cui vanno sommati i 500000 residenti stabilmente oltreconfine: la frustrazione e l’ammirazione dell’emigrante verso un paese che gli dà da mangiare e lo detesta allo stesso tempo.

 

Notarella aggiuntiva

Da comasco ho sempre vissuto il fatto di vivere nel ricco nord come un gap teatrale: la Lombardia non ha “sfighe” conclamate, siamo l’eccellenza d’Italia come organizzazione, occupazione, qualità dei servizi. Siamo ricchi!
Quindi? Quale conflitto può raccontare il teatro in un posto dove va tutto bene?
Eppure siamo cresciuti immersi in una realtà incredibilmente diversa dal resto d’Italia, quasi senza accorgercene. Per noi delle province di confine è sempre stato normale avere lo zio a Basilea, il cugino a Ginevra, una sorella o una fidanzata lavoratrici in Svizzera, i nonni ex dipendenti della Lindt, la nonna contrabbandiera di sigarette.
Como, la ricca Como, minacciata dalle orde migratorie è essa stessa una città di migranti giornalieri, lo è sempre stata e non me ne ero mai accorto. Finalmente posso raccontare qualcosa che conosco da vicino: un rapporto, quello con il Ticino, molto controverso. Se da una parte i frontalieri “portano a casa i soldi”, dall’altra spesso nascondono l’insofferenza per essere trattati da “Italiani”, lavoratori che si accontentano di un salario basso, spessoaccompagnati dai classici pregiudizi, espressidalla barzelletta raccontata serenamente dall’ex sindaco socialista di Berna, Alexander Tschappat.
Sapete perché gli italiani
sono così bassi?
La mamma dice di non crescere,

altrimenti, se diventano alti,
devono andare a lavorare.