teatro comunale san teodoro

CE NE ANDIAMO PER NON DARVI ALTRE PREOCCUPAZIONI

Premio UBU 2014 come NOVITÀ ITALIANA/ RICERCA DRAMMATURGICA

Stagione 2018-19

sabato 09 Febbraio

ore 21

ispirato a un’immagine del romanzo di Petros Markaris “L’esattore”
un progetto di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
con Daria Deflorian, Monica Piseddu, Antonio Tagliarini e Valentino Villa
collaborazione al progetto Monica Piseddu e Valentino Villa
luci di Gianni Staropoli
consulenza per le scene Marina Haas
organizzazione Anna Damiani
produzione e accompagnamento internazionale Francesca Corona
direzione tecnica Giulia Pastore
una produzione A.D.
in coproduzione con Teatro di Roma / Romaeuropa Festival 2013 / 369 gradi
in collaborazione con Festival Castel dei Mondi
residenze artistiche Centrale Fies / Olinda / Angelo Mai Altrove Occupato / Percorsi Rialto / Romaeuropa / Teatro Furio Camillo / Carrozzerie n.o.t
un ringraziamento ad Attilio Scarpellini e a Francesco La Mantia, Francesca Cuttica, Valerio Sirna, Ilaria Carlucci, Alessandra Ventrella

ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni

Una indagine esistenziale della crisi, intima e politica, è quello che Daria Deflorian e Antonio Tagliarini propongono in “Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni”, nuova tappa nel lavoro di questo duo di fama internazionale, che ridefinisce il ruolo dell’attore come autore e interprete. Punto di partenza e sfondo del lavoro è una immagine forte, tratta dalle pagine iniziali di “L’esattore”, romanzo del 2011 di Petros Markaris.

Siamo nel pieno della crisi economica greca quando vengono trovate le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita con barbiturici e vodka: «(…)abbiamo capito che siamo di peso allo Stato, ai medici, ai farmacisti e a tutta la società – spiegano in un biglietto – quindi ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni. Risparmierete sulle nostre quattro pensioni e vivrete meglio».

 

Una miscela dissacrante e intima, ironica e fragile, dove l’attore è chiamato a parlare di sé per trovare il personaggio, e sul palcoscenico nudo e privo di orpelli recita una parte per guardare a sé stesso e alla realtà. In “Ce ne andiamo…”, dove a Tagliarini e Deflorian si aggiungono Monica Piseddu e Valentino Villa, la crisi italiana appare una metafora di quella greca che è narrata attraverso un fatto di cronaca inventato, vale a dire quei “suicidi della crisi” nati come provocatoria finzione nel romanzo di Markaris, ma che hanno trovato una inquietante eco nella realtà anche italiana.
La decisione di andarsene delle quattro pensionate, in bilico tra la rinuncia esistenziale e l’atto politico, diventa un rifiuto della nostra “Società della stanchezza”, come l’ha definita il filosofo Byung – Chul Han assertiva e ottimista perché incapace di altro, e oramai dolcemente declinante verso l’impossibilità della dignità della vita.

Non un racconto, né un resoconto, ma un percorso dentro e fuori queste quattro figure di cui non si sa nulla se non la tragica fine. Un percorso fatto di domande e questioni che sono le loro, ma sono soprattutto le nostre. Usiamo lo spazio di libertà della scena per scatenare la nostra collera, sanare l’eccesso di positività che ci circonda, i comportamenti rigidamente politicaly correct, la commozione facile, il sorriso stereotipato delle relazioni sociali, le ricette per vivere con serenità le ingiustizie che ci toccano.

Un gioco performativo che via via durante il lavoro diventa sempre più serio e definitivo. Non è solo la questione della rappresentazione a scricchiolare, ma ancora di più la nostra capacità di persone in scena di fronte ad altre persone sedute di fronte a noi di trovare una risposta costruttiva allo sfacelo prima di tutto morale che ci circonda. Incapaci, impotenti. Ma consapevoli di questo.

 
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