LA NEBBIOSA

sabato 16 dicembre

ore 21

di Pier Paolo Pasolini
adattamento Stefano Annoni e Paolo Trotti
con Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri
scene e costumi Giada Gentile
regia Paolo Trotti
produzione Teatro Linguaggicreativi

 

Lo spettacolo ha debuttato

al Teatro Franco Parenti di Milano

l’8 febbraio 2017, registrando il tutto esaurito

per tutte le 11 repliche

La nebbiosa - stagione 2017-2018 - Teatro San Teodoro Cantù Como

Un gruppo di Teddy Boy, ragazzi di buona famiglia, per lo più. è la notte di capodanno del 1959. Moltitudini di goccioline inspessiscono l’aria. Moltitudini di personaggi la abitano e nella nebbia sguazzano. Come i Ragazzi di vita, i Teddy Boy di Pasolini cercano di sopravvivere. Galleggiando. Bande di ragazzi che vedono nei jeans e nei giubbotti di pelle un atto di rivolta contro i loro padri. Sullo sfondo una Milano che sta crescendo. Pasolini non giudica, si limita a guardare, a cucire una storia addosso ai giovani protagonisti. I Teddy Boy rubano, picchiano, amano, inseguono una “bella vita” che non arriverà mai, frequentano i night club. E proprio dal night parte lo spettacolo.

Paolo Trotti

 

Nel 1959, poco dopo l’uscita di Una vita violenta, a Pier Paolo Pasolini viene commissionata una sceneggiatura che abbia come sfondo Milano; decide di scrivere un film sui Teddy Boy che, come i ragazzi di vita, cercano di sopravvivere, galleggiando tra le rovine di una città in costruzione. Il film non si farà mai per problemi produttivi, ma resta la sceneggiatura de La Nebbiosa, che a teatro prende finalmente vita, con incalzante ritmo rock & roll.
Protagonisti due attori, Stefano Annoni e Diego Paul Galtieri, una batteria e un telo bianco. I personaggi prendono la parola, uno dopo l’altro, e vivono la loro storia mentre la batteria scandisce il tempo. Così sul palco appaiono il Rospo, il Teppa, il Contessa, il Toni detto Elvis, Mosè, Gimkana e le loro vittime.
Sullo sfondo Milano, dominata dal Pirellone e dalla torre Galfa, la stessa Milano che si arricchisce durante il boom ma che a volte sembra perdere di vista il valore dei sentimenti.
I Teddy Boy sono espressione del disagio giovanile degli anni Sessanta. La rivolta contro la società ma anche l’abbandonarsi al languore delle giornate passate al bar, senza studiare, senza lavorare; con, nella testa, nelle mani, nei coltelli, sogni di colpi che li possano fare svoltare; la voglia di stupire, di andare contro. Ribelli senza una causa, una sorta di Arancia Meccanica alla Pasolini. E come in Arancia Meccanica i Teddy corrono verso la loro fine nella notte di capodanno. L’ultima notte della loro innocenza in cui la realtà li risveglierà bruscamente all’alba. Svaligiare una chiesa, picchiare un omosessuale, distruggere una casa di piccola nobiltà, devastare un night club, stupire, provare ad andare oltre. Il loro motore non è diverso da quello dei giovani delle generazioni che li hanno preceduti e che seguiranno. Per questo parliamo di loro. Per parlare di oggi. Attraverso la loro ribellione parliamo delle ribellioni che finiscono con la morte o con l’assorbimento da parte del sistema. Ribelli come rito iniziatico per diventare grandi. Per occupare quei posti di potere che i loro padri hanno occupato prima di loro. “è una scrittura molto sonora, un suono che rompe la coltre nebbiosa della città e la colora della sua umanità vera per una drammaturgia che assomiglia molto a quella di un’Arancia Meccanica al gusto di nebbia di Bollate.”